A MELFI LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’ALTRA FUGA” DI FRANCESCO FAUSTO NITTI
Sabato 7 Febbraio, alle ore 17.00 presso l’auditorium del centro culturale Nitti di Melfi (vico San Pietro snc), è in programma la presentazione del libro “L’altra fuga” dal treno di Dachau, 3 luglio 1944 di Francesco Fausto Nitti (Editoriale Scientifica,2025) organizzata da Fondazione e Associazione “Francesco Saverio Nitti” con il patrocinio del comune di Melfi.
E’ uno straordinario diario di coraggio e di abilità che racconta la fuga dell’autore dal treno, destinato in Germania, presidiato dalle SS. Un libro che permette di fare una riflessione su un’epoca di eroi che hanno fondato, coralmente, la Repubblica senza essere leader, ministri o generali, ma cittadini democratici ed intransigenti.
Ne parleranno lo storico Paolo Bagnoli, il presidente di Fondazione Nitti Stefano Rolando, Giovanni Vetritto, segretario del comitato scientifico dello stesso organismo e Giorgio Nitti, componente del cda di Fondazione Nitti e nipote di Francesco Fausto Nitti.
“Fondazione Nitti si dedica da tempo alla valorizzazione del pensiero e dell’opera di Francesco Saverio Nitti, che fu (come radicale, guida di una coalizione di socialisti riformisti, popolari e liberali) a capo del governo italiano nel difficilissimo biennio 1919-1920 – afferma Stefano Rolando presidente di Fondazione Nitti e autore della nota editoriale del libro-. E fu molte cose nella progettazione di un’Italia migliore e più moderna, subendo un lungo esilio a causa del fascismo e anche vittima del massimalismo che dominava la sinistra italiana del ‘900. Da qui alcuni progetti che sono stati avviati per contribuire a restituire onore e conoscenza ad altre figure di questa famiglia. Nel caso di Francesco Fausto Nitti la biografia politica lo vede tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’, quindi nel campo militante dell’antifascismo di ispirazione azionista e poi nel Partito Socialista Italiano alla fine della breve vita del Partito d’Azione. Fu parte di una serrata battaglia contro il fascismo in Italia e in Europa, combattendo anche in Francia e nella guerra di Spagna. Una generazione eroica, a cui l’Italia democratica tornata alle regole costituzionali e al ruolo di paese fondatore dell’Unione Europea, deve la via tracciata e pagata a caro prezzo”.

Presentato al Circolo “Giustizia e Libertà” di Roma il libro di Francesco Fausto Nitti (inedito in Italia, tradotto dal francese) intitolato “L’altra fuga”.
In periodi di centenari dell’antifascismo (dalla marcia su Roma alla sequenza violenta degli squadristi, dal delitto Matteotti ai Rosselli, da Gobetti al centenario Giovanni Amendola che cadrà nel 2026) violenza e martiri costituiscono la narrativa principale della grande discontinuità creata dallo spartiacque della Prima guerra mondiale che toglierà di mezzo libertà e democrazia fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Non fosse altro che per quelle violenze e quegli omicidi gli anni che vanno dal ’22 al ’45 finiscono per essere considerati “buttati via” avendo a cuore cose possibili – come sviluppo, libertà, innovazione e modernizzazione – che l’inizio del ‘900 faceva presagire per un “grande secolo” e che si rivelerà alla fine “un secolo dimezzato”.
Ma è proprio questo il pensiero di fondo che ha ispirato alla Fondazione “Francesco Saverio Nitti” la traduzione e poi la pubblicazione di un piccolo libro tradotto dal francese (anche se scritto in francese da un italiano nel 1945) e rimasto ignoto in Italia che racconta la storia di un partigiano eroico che è riuscito a beffare Mussolini nel 1929 e Hitler nel 1944, portando a casa la pelle dopo vent’anni di battaglie e rischi quotidiani. Tra l’altro organizzando due magistrali fughe, la prima dal confino di Lipari (insieme a Carlo Rosselli ed Emilio Lussu), la seconda da un treno piombato che lo portava prigioniero delle SS ai forni crematori di Dachau (se stesso insieme al partigiano francese Jean Cassou, che diventerà il direttore del Museo nazionale d’arte moderna di Parigi).
Non solo partigiano in Italia, ma anche in Francia e nella guerra di Spagna. Un militante di Giustizia e Libertà, poi azionista e dal 1947, allo scioglimento del PdA, socialista (per cinque legislature consigliere comunale a Roma), spentosi nel suo letto il 28 maggio del 1974, a 75 anni, essendo nato a Pisa il 2 settembre 1899.
Il suo nome è Francesco Fausto Nitti, nipote (anzi pronipote per curiosi intrecci di famiglia) di Francesco Saverio Nitti, capo del governo italiano dal 1919 al 1920, che nel 1946, appena tornato in patria dopo il ventennale esilio, scrisse una fervida prefazione all’altro libro di FFN dedicato alla prima fuga.
Il racconto della seconda fuga, quella del ’44 (3 luglio) , è uno straordinario diario di coraggio e abilità, perché scappare da un treno presidiato dalla SS non è uno scherzo.
E ci restituisce un’epoca di eroi che hanno fondato coralmente la Repubblica senza essere capi, leader, ministri e generali. In un certo senso quieti cittadini, democratici e intransigenti. Come lo furono gli azionisti, nel concerto di tanti modi di pensare e agire l’antifascismo.
Fondazione Nitti è grata a chi ha preso parte alla prima presentazione. Al Circolo “Giustizia e Libertà” di Roma presieduto da Salvatore Rondello che ha voluto questa presentazione. A Paolo Bagnoli, già professore universitario a Firenze e senatore socialista negli anni ’90, che ha suggerito e introdotto la pubblicazione. A Maria Luisa Nitti e Neera Rocchi, che hanno tradotto il testo. A Giorgio Nitti, nipote di Francesco Fausto e figlio dell’amb. Joseph Nitti, primo presidente della Fondazione Nitti, che ha parlato dei tratti umani e civili del nonno e del padre. A Piero Pagnotta che ha contestualizzato la realtà violenta e umiliante del confino politico gestito dal fascismo senza tribunali e processi.
Bellissima la conclusione di Paolo Bagnoli della serata: “Nessun pensi più che Francesco Fausto Nitti sia stato semplicemente un organizzatore di fughe, accompagnatore di capi dell’antifascismo in giro per il Mediterraneo. È stato un protagonista – di pensiero e di azione – della meditata, tenace e quotidiana, lotta senza quartiere condotta da una minoranza di italiani contro il peggior regime subito dall’Italia nella sua storia”.

È morto ieri a 88 anni Mariano Dolci, nipote diretto di Francesco Saverio Nitti. Ne dà notizia- con adeguati ragguagli biografici – la Biblioteca Franco Serantini. Il compianto del Fondazione Nitti
Partecipiamo al lutto con un ricordo vivo di tanti momenti di condivisione con Mariano Dolci, nipote diretto di Francesco Saverio Nitti, spirito libero sempre attento a schierarsi a difesa delle libertà.
Nell’avviamento delle celebrazioni del centenario del governo Nitti venne con la delegazione familiare al Quirinale invitato dal Presidente Mattarella (nella foto del 21.2.2019 è il secondo da destra). E non molto tempo fa (nel 2024) fu il primo ad indignarsi e a protestare per la decisione del governo Meloni di confezionare un francobollo commemorativo di una gerarca fascista, Italo Foschi, con il pretesto che fu presidente fondatore della Roma calcio, e che in realtà era un capo-squadrista attivo che lodò il delitto Matteotti e che comandò l’assalto e la distruzione della casa di Nitti a Roma nel 1924. Lo abbracciamo spiritualmente. Sarà ricordato adeguatamente dalla Fondazione.
Stefano Rolando (Presidente della Fondazione “Francesco S. Nitti”)
Biblioteca Franco Serantini
Stamattina ci ha lasciato Mariano, uno dei nostri soci più anziani, amico da una vita della Biblioteca Franco Serantini.
Mariano era nato a Belgrado nel 1937 da Gioacchino Dolci e Luigia Nitti. Suo nonno materno era Francesco Saverio Nitti, già primo ministro e figura politica di primo piano durante il periodo pre fascista, che era dovuto scappare nel 1926 con tutta la famiglia – moglie e cinque figli – dopo essere diventato bersaglio delle rappresaglie dei fascisti. Suo zio è Francesco Fausto Nitti, antifascista della prima ora, volontario in Spagna e Resistente in Francia. Sua madre, grande esperta di sanscrito, muore improvvisamente nel gennaio 1939 di parto dando alla luce una sua sorella, Antonella. Il padre Gioacchino è stato uno dei fondatori del Movimento di “Giustizia e libertà”, nonché uno degli organizzatori nel luglio 1929 della famosa fuga da Lipari di Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti ed Emilio Lussu. In una famiglia del genere, fin da giovane Mariano sceglie in quale campo stare nella vita sociale e politica.
Ritornato in Italia dopo l’esilio della famiglia e stabilitosi a Roma, Mariano vive intensamente gli anni giovanili e partecipa attivamente ai movimenti studenteschi, tanto che verrà fermato dalla polizia durante una manifestazione antifascista dei primi anni Sessanta. In quegli anni ha modo di frequentare gli anarchici, conosce Armando Borghi, e collabora al settimanale «Umanità nova». Quell’incontro giovanile lo formerà per sempre, mantenendosi coerentemente fedele a quei principi che hanno permeato tutta la sua attività professionale. Laureatosi, insegna per quattro anni (1965-69) “Matematica e Osservazioni Scientifiche” nella scuola media dell’obbligo. Nei primi anni ’60 conosce, quasi per caso, la compagnia del Teatro Sperimentale dei Burattini di Otello Sarzi (1922-2001), partigiano emiliano e antifascista insieme ai fratelli Cervi, con cui inizia una cooperazione sempre più intensa. Ha collaborato per anni agli allestimenti di questo artista di talento, sia in teatro che in televisione.
Il suo lavoro di burattinaio ha lasciato una traccia indelebile a Reggio Emilia, dove ha lavorato per molti anni nelle scuole primarie. Da allora, per tutta la vita ha sempre utilizzato marionette e burattini nel lavoro. Con questi strumenti ha attraversato, e a volte riattraversato, i tre diversi contesti dove è possibile incontrarli ossia: teatro, educazione ed attività di mediazione nella cura o nel sociale. È autore di “La mano e il burattino” (1977), di “Mariano Dolci: dialogo sul trasferimento del burattino in educazione” (2009), di numerose altra pubblicazioni che sono state tradotte in varie lingue. La sua attività di burattinaio lo ha portato in giro per il mondo, dalla Spagna alla Corea del Sud, dove ha incontrato tantissimi estimatori, tra i quali anche il noto pedagogista Gianni Rodari.
Proprio sul concetto di educazione Mariano ha riflettuto per tutta la vita e soprattutto in quest’ultimo decennio, e a questo proposito, in un’intervista rilasciata nell’ottobre del 2019, ricordava:
«Personalmente penso che il campo dove spero, o mi illudo, di poter ancora impegnarmi sia quello dell’educazione. Intendiamoci, parlo dell’educazione di tutti per tutti, ossia quella pubblica, la sola che eventualmente potrebbe sedimentare conquiste definitive. Quello da cui dovremmo partire è diffondere un’immagine di bambino diversa da quella che ereditiamo dalla cultura comune: “vaso da riempire”, “foglio su cui scrivere”, ecc. per accreditargli invece grandi risorse non solo di intelligenza, grande disponibilità alle relazioni, e grande capacità di costruirsi autonomamente la propria identità, le sue conoscenze, in modo da poter operare le sue scelte. Il bambino non nasce buono come dice Rousseau e come hanno creduto anche tanti compagni, ma è certamente educabile. Non ha bisogno di idee alle quali essere educato ma di un ambito oggettivo in cui essere educato; un ambito di solidarietà, uguaglianza, rispetto. Ma forse, secondo sempre più esperti, non ci sarebbe più tempo per vedere queste trasformazioni poiché l’agonia del nostro pianeta sta diventando irreversibile» [1].
La sua acuta verve, la sua intelligenza, il suo sorriso ci mancheranno…Ciao compagno Mariano!

UN PONTE VERSO IL FUTURO. IL PENSIERO E L’OPERA DI FRANCESCO SAVERIO NITTI. PRESENTAZIONE A MILANO PRESSO IL CORRIERE DELLA SERA
Un incontro realizzato da Fondazione Corriere della Sera e Fondazione “Francesco Saverio Nitti”
Saluti introduttivi Ferruccio De Bortoli Presidente Fondazione Corriere della Sera
Intervengono Giuliano Amato, Presidente delle celebrazioni, già Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente della Corte Costituzionale; Andrea Boitani, Professore di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano; Giorgio La Malfa, Presidente Fondazione “Ugo La Malfa”, già parlamentare e ministro della Repubblica; Michela Minesso, Professoressa di Storia delle Istituzioni Politiche all’Università degli Studi di Milano
Coordina Stefano Rolando, Presidente della Fondazione Nitti

UN GOVERNO CHE PROGETTO’ IL CAMBIAMENTO SOCIO-ECONOMICO E L’ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA PUBBLICO DELL’ITALIA
A metà percorso – tra la presentazione di Roma a Palazzo Altieri, e quella di Milano alla Fondazione del Corriere della Sera – l’incontro programmato nella città natale di Nitti si è svolto a Melfi,con la sala dell’auditorium del Centro Nitti (accanto alla casa natale dello statista lucano) piena fino all’ultimo posto.
Richiamo per studiosi, amministratori (tutta la giunta di Melfi presente, con due consiglieri regionali (per la maggioranza Michele Napoli e per l’opposizione Alessia Araneo), e cittadini, il ponderoso volume di oltre 700 pagine con 60 contributi che ripercorrono la rivisitazione del governo italiano guidato da Francesco Saverio Nitti dal 1919 al 1920. Curato da Stefano Rolando (professore universitario a Milano e presidente della Fondazione Nitti) con la supervisione di Luigi Mascilli Migliorini (Orientale Napoli e Accademia dei Lincei), pubblicato da Editoriale Scientifica.
Naturalmente nel volume (“con parti scientifiche di carattere storico e parti più ibride di divulgazione e dibattito” ha detto l’autore) le considerazioni abbracciano tutta la vita di Nitti, dalla gioventù a Melfi e Potenza e poi a Napoli studente e presto professore alla Federico II e in seguito deputato (nel partito radicale) eletto a Muro Lucano (lo sarà per vent’anni fino alla fine della democrazia parlamentare) e nel secondo decennio del secolo, ministro di Agricoltura e Industria (governo Giolitti), ministro del Tesoro (governo Orlando) e poi Presidente del Consiglio (con liberali, popolari e socialisti riformisti), nella morsa tra massimalismo e insorgente fascismo.
Introdotti da Gianluca Tartaglia (direttore associazione Nitti di Melfi) e con i saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Maglione e del consigliere delegato dal presidente Bardi Michele Napoli, hanno svolto considerazioni storiche proiettate sull’evoluzione stessa del Novecento fino ai nostri tempi, il professor Stefano Rolando e gli storici Giampaolo D’Andrea e Donato Verrastro (Unibas).
Chiusura con la videoregistrazione degli spunti più interessanti degli interventi della presentazione precedente a Roma di Giuliano Amato (che ha presieduto il comitato per le celebrazioni del governi Nitti) , Giorgio La Malfa, Guido Melis e Patrizia Nitti.
“Un ponte verso il futuro” (titolo del volume) è il sentimento di sintesi che ricorda un governo di grande progettazione del cambiamento socio-economico italiano e della stessa organizzazione del sistema pubblico, interrotto nella sua opera di rigenerazione dopo la Prima guerra mondiale dall’azzeramento della democrazia italiana che riprenderà il suo percorso dopo la Seconda guerra mondiale e la Costituente (a cui Nitti partecipò di diritto).

