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Montemerano ricorda Mariano Dolci

Montemerano ricorda Mariano Dolci

12/06/2026

Il prossimo 29 giugno, dalle ore 9.00 fino al tardo pomeriggio presso la sede della Biblioteca di Storia dell’Arte di Montemerano (GR), si terrà un evento importante per ricordare Mariano Dolci, nipote diretto di Francesco Saverio Nitti, spirito libero sempre attento a schierarsi a difesa delle libertà.

La giornata nasce con un duplice obiettivo: da un lato costruire un momento pubblico di approfondimento sul confino e sulle sue connessioni con il territorio; dall’altro riportare il progetto “Dolci e Bizzarri” su un piano operativo, riattivando il confronto tra i soggetti coinvolti.

La giornata si inserisce all’interno di SIMPOSIO #4, appuntamento promosso da UNIMA Italia e organizzato da Ombre Dolci con il supporto di Accademia del Libro APS, Polo Aldi di Saturnia e Museo Diffuso della Comunità Mancianese, che si svolgerà dal 23 al 29 giugno tra Montemerano, Manciano e Saturnia.

SIMPOSIO, che riunisce operatori, artisti e studiosi del teatro di figura a livello nazionale e internazionale, si articola in attività e laboratori, momenti di confronto tra pratiche artistiche, ricerca e territorio, restituzioni pubbliche, spettacoli e incontri con la comunità.

Nell’occasione, sarà inaugurato il Museo-Laboratorio Mariano Dolci e sarà conferita la cittadinanza onoraria da parte del Comune di Manciano a Mariano Dolci.

L’incontro del 29 giugno rappresenta il momento conclusivo di SIMPOSIO e sarà interamente dedicato a Mariano Dolci, alla storia della sua famiglia e al tema del confino.

La giornata sarà articolata in tre momenti:
Mattina (ore 9.00 – 13.00), presso la Biblioteca di Storia dell’arte di Montemerano
Sessione 1
– La figura di Mariano Dolci e il rapporto tra teatro di figura, pedagogia e ricerca.
Sessione 2
– Il confino, la Resistenza e le connessioni tra territori
Pomeriggio (ore 15.00)
Tavolo di lavoro con il partenariato del progetto, finalizzato alla ripresa del percorso e alla definizione dei passaggi successivi.

Ore 17.00 – Biblioteca di Storia dell’Arte di Montemerano
Presentazione del libro “1929, Fuga dal Confino” di Luca Di Vito e Michele Gialdroni.

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Videoregistrazione dell’evento “Giovanni Amendola (1882-1926). Ricordare i fatti. Capire l’Aventino. Condannare la violenza fascista organizzato da Associazione e Fondazione Nitti .

Videoregistrazione dell’evento “Giovanni Amendola (1882-1926). Ricordare i fatti. Capire l’Aventino. Condannare la violenza fascista organizzato da Associazione e Fondazione Nitti .

27/04/2026
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Servizio della Tgr Basilicata relativo all’evento “Giovanni Amendola (1882-1926)” organizzato da Fondazione e Associazione Nitti con il patrocinio del comune di Melfi e rientrante nel programma del Comitato nazionale del centenario della morte di Giovanni Amendola.

Servizio della Tgr Basilicata relativo all’evento “Giovanni Amendola (1882-1926)” organizzato da Fondazione e Associazione Nitti con il patrocinio del comune di Melfi e rientrante nel programma del Comitato nazionale del centenario della morte di Giovanni Amendola.

26/04/2026

Clicca sul link per vederlo:https://www.rainews.it/tgr/basilicata/video/2026/04/giovanni-amendola-eroe-della-giustizia-e-dellantifascismo-1c2e691a-67bd-467b-ba09-23b5415bd677.html?fbclid=IwY2xjawSFeetleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeEwmRj8YayW8wy4AnQu173Rq7ZtKfPy0qkprz-OmPmZzlH8N3UyuWqrs_S9s_aem_zRHjVrihvAB_6McVf6h0vg

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L’estrema dedizione di Amendola. Liberale, nittiano, antifascista, erede di Matteotti come capo dell’opposizione parlamentare a Mussolini.

L’estrema dedizione di Amendola. Liberale, nittiano, antifascista, erede di Matteotti come capo dell’opposizione parlamentare a Mussolini.

26/04/2026

Giovanni Amendola – lo stesso nome e cognome del nonno, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni della morte (causata da violenta aggressione degli squadristi) del capo dell’ultima opposizione parlamentare a Mussolini – ha marciato domenica 25 aprile in prima fila per le vie e le piazze di Melfi, accanto al Sindaco Giuseppe Maglione, al presidente della Fondazione Nitti Stefano Rolando, alla presidente dell’Anpi territoriale Anna Martino e al direttore della melfitana Associazione Nitti Gianluca Tartaglia, per rendere omaggio ai grandi nomi che costellano il rapporto scolpito nelle pietre e nei monumenti, degli antifascisti italiani e la città delle Costituzioni di Federico II, ma anche la città natale di Nitti e la città di tanti confinati dal regime (tra cui Eugenio Colorni e Manlio Rossi Doria).

Ha svolto poi la sua relazione introduttiva al convegno promosso nel pomeriggio al Centro culturale Nitti per raccontare nel dettaglio l’aggressione dello squadrismo fascista toscano, il disperato tentativo dei medici di salvargli la vita (a Parigi si prodigò anche Federico Nitti, figlio di Francesco Saverio, anche lui esule e ricercatore dell’Institut Pasteur, che aveva avuto nelle braccia morente anche Piero Gobetti) e per raccontare la tessitura di un’opposizione che Amendola guidò fino a svolgere la sfida dell’Aventino, ritirando l’opposizione dai banchi di Montecitorio nella speranza – poi delusa – che, soprattutto dopo l’omicidio riconosciuto da Mussolini di Giacomo Matteotti, ritirasse l’incarico al primo ministro così come suo padre il re Umberto I° aveva fatto ai primi del ‘900 con il presidente Pelloux dopo le proteste e, appunto, lo stesso ritiro dei parlamentari di opposizione per la strage di popolo a Milano compiuta dai soldati regi del generale Bava Beccaris.

Una storia complessa in cui centrale era stata l’evoluzione politica e istituzionale di Amendola eletto nel 1919 tra i liberali a Salerno e legato politicamente a Francesco Saverio Nitti di cui fu sottosegretario alle Finanze prima di diventare ministro del governo Facta. Un rapporto di reciproca fiducia e amicizia, continuato tra i figli, che durante il convegno a Melfi ha visto produrre documenti inediti e importanti testimonianze.

Aperta dall’assessore Alessandro Panico, sul significato del permanente impegno della città “in una storia di resistenza nella quale fu parte in modo articolato anche il Mezzogiorno d’Italia”, la tavola rotonda ha avuto nel presidente della Fondazione Nitti, il prof. Stefano Rolando, un inquadramento del concetto stesso di Amendola della “resistenza lunga” senza la quale – ha detto – “l’Italia avrebbe avuto la stessa umiliazione imposta dagli americani a Germania e Giappone di vedere imposta una costituzione per la discontinuità, mentre all’Italia – grazie a quelle continuate vicende di opposizione interna – fu riconosciuto il diritto di una libera Costituente e di una libera Costituzione”.

Al centro della discussione, dopo l’intervento di Giovanni Amendola, il contributo degli storici.

Antonio Carioti (Corriere della Sera) è intervenuto presentando brillantemente i tratti della biografia di Amendola che costituiscono la trama del suo saggio “L’uomo che sfidò Mussolini” edito da Laterza e Donato Verrastro, storico contemporaneista e prorettore dell’Università della Basilicata, che ha concluso i lavori, seguiti fino all’ultimo minuto dall’intera sala gremita del Centro Nitti, presenti anche gli ex sindaci Giuseppe Brescia e Livio Valvano – a sua volta è stato portatore di documentazione inedita e di una lettura “del pensiero, dell’opera e della determinazione politica di una figura tuttora illuminante tra coloro che hanno pensato al futuro dell’Italia, prima ancora delle ideologie e degli interessi di partito”.

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Melfi celebra la festa della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista con un cartellone di eventi promossi dal comune di Melfi, l’Anpi, la Fondazione e Associazione Nitti con il contributo dell’associazionismo locale e il mondo della scuola

Melfi celebra la festa della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista con un cartellone di eventi promossi dal comune di Melfi, l’Anpi, la Fondazione e Associazione Nitti con il contributo dell’associazionismo locale e il mondo della scuola

22/04/2026
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“L’altra fuga” di Francesco Fausto Nitti presentato al Centro culturale Nitti a Melfi

“L’altra fuga” di Francesco Fausto Nitti presentato al Centro culturale Nitti a Melfi

09/02/2026

“Sono pochissimi e di una certa tempra gli italiani – anche nel novero dei combattenti antifascisti – che nei lunghi anni del fascismo e del nazismo in Europa sono riusciti nell’impresa di beffare sia Mussolini che Hitler”.

È quel che ha detto, nell’auditorium del Centro Culturale Nitti a Melfi introducendo l’incontro promosso da Fondazione ed Associazione “Francesco Saverio Nitti”, il presidente della Fondazione Nitti prof. Stefano Rolando, parlando del pronipote di Francesco Saverio nonché parte stretta degli ideali di libertà e democrazia di tutta quella grande famiglia di origine melfitana che fu Francesco Fausto Nitti.

Cosa furono quelle due riuscite beffe?

E’ ciò che hanno raccontato, avvincendo la gremita platea organizzata dal direttore dell’Associazione Nitti Gianluca Tartaglia, lo storico e politologo Paolo Bagnoli (che fu anche senatore socialista), il vicedirettore di Critica liberale (anche segretario del comitato scientifico della Fondazione Nitti) Giovanni Vetritto e il nipote di Francesco Fausto, Giorgio Federico Nitti.

Per due volte – la prima del giugno del 1929, la seconda nel luglio del 1943 – Francesco Fausto Nitti fu autore di clamorose evasioni e fughe da condizioni di detenzione e prigionia.

La prima, organizzando l’evasione sua e di due grandi nomi dell’antifascismo italiano, Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, dal confino di Lipari. La seconda – appunto “L’altra fuga” che è anche il titolo del racconto che Francesco Fausto Nitti pubblicò in Francia dopo la guerra e che era rimasto inedito in Italia – fuggendo da un treno piombato che i nazisti che occupavano la Francia organizzarono per Dachau dopo aver rastrellato partigiani e resistenti a Parigi e in altri territori francesi andando verso sicura morte.

Prima del confine tra Francia e Germania Fausto Nitti, insieme a Jean Cassous (che fu poi il primo direttore del Museo Nazionale d’Arte Moderna a Parigi), scavarono un pertugio nel pavimento del treno schiacciandosi tra i binari con l’alto rischio di essere massacrati dalle sporgenze dei ganci, mettendosi in fuga e riprendendo subito la lotta di resistenza in territorio francese.

Il libro è ora edito da Editoriale Scientifica, introdotto da Paolo Bagnoli, tradotto da Maria Luisa Nitti e Neera Rocchi (con il racconto fatto da Piero Pagnotta nella fuga da Lipari, su cui Francesco Fausto aveva scritto il diario pubblicato dalla stessa casa editrice napoletana nell’immediato dopoguerra, con la prefazione di Francesco Saverio Nitti, appena tornato dal ventennale esilio in Francia (e, a sua volta, dalla prigionia durante la guerra ad opera dei nazisti).

Per Paolo Bagnoli – che ha tratteggiato anche il percorso politico di Francesco Fausto, dalla lotta armata di Giustizia e Libertà al Partito d’Azione e dopo il 1947 al Partito Socialista (fu per vent’anni consigliere comunale a Roma esponente della corrente lombardiana di quel partito) – si tratta di una figura certamente appartenente al pantheon degli eroi della resistenza europea al nazifascismo (non a caso, oltre a Italia e Francia, fu anche in prima linea nella guerra civile spagnola dalla parte dei repubblicani) e dunque “appartenente alle feconde minoranze che hanno combattuto per la libertà e la democrazia rimaste ancora patrimonio dell’Europa”.

Di quelle “minoranze” politiche del Novecento italiano ha parlato Giovanni Vetritto, ricordando che siamo nell’anno in cui cadono i centenari degli omicidi compiuti dai fascisti italiani di Piero Gobetti e Giovanni Amendola.

E dei valori trasmessi nell’esperienza familiare ha parlato Giorgio Federico Nitti, nipote appunto di Francesco Fausto e figlio di Joseph Nitti, ambasciatore d’Italia e primo presidente della costituenda Fondazione Nitti. Presenti all’incontro l’Assessore del Comune di Melfi Alessandro Panico e il presidente del Consiglio Comunale Vincenzo Destino.

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