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Presentato al Circolo “Giustizia e Libertà” di Roma il libro di Francesco Fausto Nitti (inedito in Italia, tradotto dal francese) intitolato “L’altra fuga”.

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Presentato al Circolo “Giustizia e Libertà” di Roma il libro di Francesco Fausto Nitti (inedito in Italia, tradotto dal francese) intitolato “L’altra fuga”.

In periodi di centenari dell’antifascismo (dalla marcia su Roma alla sequenza violenta degli squadristi, dal delitto Matteotti ai Rosselli, da Gobetti al centenario Giovanni Amendola che cadrà nel 2026) violenza […]
15/11/2025

In periodi di centenari dell’antifascismo (dalla marcia su Roma alla sequenza violenta degli squadristi, dal delitto Matteotti ai Rosselli, da Gobetti al centenario Giovanni Amendola che cadrà nel 2026) violenza e martiri costituiscono la narrativa principale della grande discontinuità creata dallo spartiacque della Prima guerra mondiale che toglierà di mezzo libertà e democrazia fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Non fosse altro che per quelle violenze e quegli omicidi gli anni che vanno dal ’22 al ’45 finiscono per essere considerati “buttati via” avendo a cuore cose possibili –  come sviluppo, libertà, innovazione e modernizzazione – che l’inizio del ‘900 faceva presagire per un “grande secolo” e che si rivelerà alla fine “un secolo dimezzato”.

Ma è proprio questo il pensiero di fondo che ha ispirato alla Fondazione “Francesco Saverio Nitti”  la traduzione e poi la pubblicazione di un piccolo libro tradotto dal francese (anche se scritto in francese  da un italiano nel 1945) e rimasto ignoto in Italia che racconta la storia di un partigiano eroico che è riuscito a beffare Mussolini nel 1929 e Hitler nel 1944, portando a casa la pelle dopo vent’anni di  battaglie e rischi quotidiani. Tra l’altro organizzando due magistrali fughe, la prima dal confino di Lipari (insieme a Carlo Rosselli ed Emilio Lussu), la seconda da un treno piombato che lo portava prigioniero delle SS ai forni crematori di Dachau (se stesso insieme al partigiano francese Jean Cassou, che diventerà il direttore del Museo nazionale d’arte moderna di Parigi).

Non solo partigiano in Italia, ma anche in Francia e nella guerra di Spagna. Un militante di Giustizia e Libertà, poi azionista e dal 1947, allo scioglimento del PdA, socialista (per cinque legislature consigliere comunale a Roma), spentosi nel suo letto il 28 maggio del 1974,  a 75 anni, essendo nato a Pisa il 2 settembre 1899.

Il suo nome è Francesco Fausto Nitti, nipote (anzi pronipote per curiosi intrecci di famiglia) di Francesco Saverio Nitti, capo del governo italiano dal 1919 al 1920, che nel 1946, appena tornato in patria dopo il ventennale esilio,  scrisse una fervida prefazione all’altro libro di FFN dedicato alla prima fuga.

Il racconto della seconda fuga, quella del ’44 (3 luglio) , è uno straordinario diario di coraggio e abilità, perché scappare da un treno presidiato dalla SS non è uno scherzo.

E ci restituisce un’epoca di eroi che hanno fondato coralmente la Repubblica senza essere capi, leader, ministri e generali. In un certo senso quieti cittadini, democratici e intransigenti. Come lo furono gli azionisti, nel concerto di tanti modi di pensare e agire l’antifascismo.

Fondazione Nitti è grata a chi ha preso parte alla prima presentazione. Al Circolo “Giustizia e Libertà” di Roma presieduto da Salvatore Rondello che ha voluto questa presentazione. A Paolo Bagnoli, già professore universitario a Firenze e senatore socialista negli anni ’90, che ha suggerito e introdotto la pubblicazione. A Maria Luisa Nitti e Neera Rocchi, che hanno tradotto il testo. A Giorgio Nitti, nipote di Francesco Fausto e figlio dell’amb. Joseph Nitti, primo presidente della Fondazione Nitti, che ha parlato dei tratti umani e civili del nonno e del padre. A Piero Pagnotta che ha contestualizzato la realtà violenta e umiliante del confino politico gestito dal fascismo senza tribunali e processi.

Bellissima la conclusione di Paolo Bagnoli della serata: “Nessun pensi più che Francesco Fausto Nitti sia stato semplicemente un organizzatore di fughe, accompagnatore di capi dell’antifascismo in giro per il Mediterraneo.  È stato un protagonista – di pensiero e di azione – della meditata, tenace e quotidiana, lotta senza quartiere condotta da una minoranza di italiani contro il peggior regime subito dall’Italia nella sua storia”.

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