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La Repubblica e le inesattezze storiche su Nitti

La Repubblica e le inesattezze storiche su Nitti

17/01/2025

Fake News su Mussolini e Nitti: La Fondazione Nitti smentisce affermazioni storiche inesatte riportate sul quotidiano La Repubblica

Michela Ponzani, pur con un cv ricco di tante iniziative e collaborazioni, tra cui il conseguimento di un dottorato e una recente esperienza di “docente a contratto” all’Università di Tor Vergata, tende ad avere una certa sicurezza nelle sue esternazioni. Abitualmente ciò è un pregio. Ma a volte il dubbio che genera adeguati controlli ripara da rischi.

Così che proprio in un articolo di oggi, 16 gennaio 2025, sul quotidiano La Repubblica dedicato per giunta alle fake news di Mussolini, inquadra questo passaggio che ha provocato nel Comitato Scientifico della Fondazione Nitti – e in tutti gli organi sociali della Fondazione – la stringata replica di “pazzesco!”.

Questo il passaggio: “La psicosi del ‘pericolo rosso’ contagia tutti. Persino autorevoli esponenti della borghesia liberale come Giovanni Giolitti o Francesco Saverio Nitti pronti a sostenere gli squadristi, i “figli migliori della nazione”, che salvano il Paese dall’ordalia bolscevica”.

Magari Michela Ponzani possiede carte verificate che nemmeno le Fondazioni di riferimento di quelle personalità possiedono, per arrivare a mettere un virgolettato di quel genere in retorica di connessione con la figura di Francesco Saverio Nitti. Il quale, tra l’altro, non era lui stesso nemmeno al corrente di essere parte della “borghesia liberale”, in quanto proveniente da famiglia economicamente molto modesta del profondo sud che politicamente fu parte in tutto il suo percorso parlamentare e nel suo stesso mandato da Presidente del Consiglio dei Ministri del Partito Radicale.

Agli storici che hanno preso parte alle celebrazioni per il centenario del Governo Nitti (1919-1920) risulta invece che gli squadristi sfasciarono la casa di Nitti a Roma e lo minacciarono in Basilicata fino al punto da provocarne l’esilio (ben prima del delitto Matteotti), con tutta la sua famiglia. Esilio che durò fino al 1945 (negli ultimi due anni prigioniero dei nazisti). E risulta altresì che, mente alcuni esponenti liberali e popolari furono parte del primo governo Mussolini, Nitti si pronunciò contro quel governo fin dall’inizio.

Auspichiamo che il prossimo articolo che la dottoressa Ponzani vorrà riservare al tema delle fake news parta da quella vigilanza metodologica che la nostra miglior Accademia ha sempre rivolto anche a sé stessa: controllare sempre, controllare tutto.

Roma, 16.1.2025
Prof. Stefano Rolando
Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (Melfi-Roma)

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Francobollo ad Italo Foschi: disappunto della famiglia Nitti

Francobollo ad Italo Foschi: disappunto della famiglia Nitti

13/06/2024

Mariano Dolci, decano dei nipoti diretti di Francesco Saverio Nitti, scrive alla nostra Fondazione per segnalare il severo disappunto della famiglia Nitti in ordine al provvedimento che ha conferito a Italo Foschi, squadrista e poi gerarca fascista, responsabile in più di venti anni di molteplici crimini, a cominciare dalla devastazione della casa romana del presidente Nitti nel novembre del 1923

Il decano dei nipoti diretti di Francesco Saverio Nitti, Mariano Dolci, quindi anche parte della famiglia Nitti che – attraverso l’associazione melfitana intitolata allo statista lucano, nato appunto a Melfi – ha creato insieme alle istituzioni territoriali la nostra Fondazione, ci ha scritto ieri  la lettera che qui fa seguito.

Francobollo ad Italo Foschi: disappunto della famiglia Nitti
Una foto (archivio Fondazione Einaudi) con alcune tracce della devastazione di casa Nitti nel 1923 (il pianoforte)

L’argomento è in rete da alcuni giorni perché i maggiori quotidiani nazionali, ma anche la stampa veneta e Rai Veneto e nei territori che hanno più conosciuto le gesta criminose della figura implicata, oltre al maggiore periodico popolare cattolico italiano “Famiglia Cristiana”. L’Anpi nazionale con una lunga comunicazione ha poi comunicato che il provvedimento è stato assunto dal governo e che riguarda in forma esplicita il 140° anniversario (incredibile argomento!) della nascita del gerarca fascista in questione.

Tutti sollecitano l’immediato ritiro del provvedimento. In ogni caso, siccome il camuffamento delle “ragioni” del provvedimento riguarderebbe il centenario della costituzione della squadra di calcio Roma, noi stessi ci uniamo alle richieste in corso chiedendo in particolare  ai tifosi e simpatizzanti della Roma di ottenere l’immediata separazione di questo anniversario dalla figura di chi era protempore presidente, in quanto gerarca fascista, del sodalizio,  per tutte le ragioni che la lettera di Mariano Dolci ricorda.

Tra  cui, all’origine, la responsabilità acclarata di avere progettato e guidato nel novembre del 1923 la distruzione dell’abitazione romana del presidente Nitti, all’origine dell’espatrio di tutta la famiglia per 22 anni.  22 anni in cui il gerarca in questione, tra l’altro prefetto di Belluno durante la Repubblica di Salò, ha continuato a fare le sue imprese.

Il prof. Alessandro Barbero, nella sua conferenza per il centenario del “delitto Matteotti”, ha ricordato pubblicamente, per nome e nomea, il Foschi, proprio come il gerarca fascista a Roma che solidarizzo’ e protesse Amerigo Dumini, il capo della squadra omicida di Giacomo Matteotti.

La Lettera

“Sono nipote di Francesco Saverio Nitti (ex-Presidente del Consiglio 1919-1921) e l’ho conosciuto bene essendo io stato accolto in casa sua dopo la morte di mia madre, Maria Luigia, sua figlia, fino al giorno della morte di Nitti avvenuta a Roma nel 1953 quando allora io avevo 16 anni.  Come mia sorella Antonella, che si associa a questa nota, siamo entrambi soci dell’Anpi, io a Pisa, mia sorella presidente della nostra associazione a Stoccolma.

Da questa breve presentazione può essere  intuita l’irritazione, lo scandalo e la dolorosa impressione che la notizia del “francobollo di Stato”, nel senso di attivato dai competenti organi del Governo,  dedicato al capo squadrista Italo Foschi ha provocato in me e nei miei familiari.  

Come è stato possibile? 

Non riesco a trovare le parole per esprimere la mia indignazione, ma soprattutto il mio sconforto e la mia tristezza per la notizia di veder dedicato – con la irrilevante copertura del centenario della AS Roma (di cui Foschi fu il primo presidente) – un francobollo a quell’Italo Foschi in realtà capo della spedizione degli squadristi che fece numerose “bravate” tra cui la distruzione della nostra abitazione romana.

Mio nonno si salvò grazie a  una scala di servizio che accedeva al terrazzo, ma poi dovette traferirsi con la famiglia in esilio per venti anni.  Esistono foto delle distruzioni di quella casa.

Le biografie ci dicono anche che Foschi finì il suo percorso “militante” nella Repubblica di Salò al servizio dei nazisti e, come hanno scritto in questi giorni soprattutto sulla stampa veneta, di atroci persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei italiani.  

Mio nonno è deceduto da tempo e non può dunque assistere a questo nostro tempo di omologazione  del fascismo ovvero –  ed è quasi peggio –  di indifferenza per il “passato regime”.

Non apro qui la discussione su ciò che ottanta anni di ricerca storica hanno fatto ampiamente emergere. La domanda viva, mia e di molti, resta quella sul perché possono accadere senza adeguati controlli e dunque senza trasparenza delle argomentazioni fatti di omologazione di questo genere nell’ambito delle nostre istituzioni.

Scrivo dunque questa lettera per dovere di testimonianza.

Scrivo all’ANPI, associazione a cui appartengo e scrivo parimenti alla Fondazione “Francesco Saverio Nitti” attivata dalla famiglia Nitti e dalle istituzioni perché sia possibile richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali, dal Presidente della Repubblica che ci ha fatto l’onore (come familiari di Nitti) di riceverci in occasione dell’avvio delle celebrazioni del centenario del Governo Nitti, alla Presidente del Consiglio dei Ministri che certo ha gli strumenti di accertamento e di revoca del provvedimento.

Sono immobilizzato per un problema alle vertebre e conto quindi solo sul mezzo “postale” per rendere qui la mia testimonianza.  Nel caso, senza metterci il francobollo.”

Mariano Dolci

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Presentazione libro “Nitti interprete del 900” alla Treccani

Presentazione libro “Nitti interprete del 900” alla Treccani

30/05/2024

Presentazione del saggio del prof. Massimo Crosti “Nitti interprete del 900– Analisi del pensiero politico” alla Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana

Melfi-Roma, 30 maggio 2024 – Fondazione “Francesco Saverio Nitti” è lieta di annunciare la pubblicazione da parte di Editoriale Scientifica di Napoli del saggio del prof. Massimo Crosti “Nitti interprete del Novecento – Analisi del pensiero politico”, con prefazione di Franco Barbagallo e nota editoriale di Stefano Rolando.

La prima presentazione avrà luogo alla Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana (Piazza della Enciclopedia italiana 4, Roma) giovedì 6 giugno 2024, alle ore 17.30.

Con l‘autore, interverranno Giuliano Amato, Francesco Barbagallo, Simona Colarizi e Stefano Rolando

(RSVP salaigea@treccani.it).

L’articolazione del saggio:
• Prefazione, nota editoriale e Introduzione
• Fra ricerca e politica
• Una nazione in cammino
• La grande crisi europea
• La teoria democratica
• Il secondo dopoguerra
• Conclusioni e Indice dei nomi

Nitti interprete del 900 - Analisi del pensiero politico

LA SCHEDA DEL LIBRO
Massimo Crosti
Nitti interprete del Novecento
Analisi del pensiero politico
Prefazione di Francesco Barbagallo
Nota editoriale di Stefano Rolando
Editoriale Scientifica – aprile 2024
Il testo è patrocinato da “Fondazione Francesco Saverio Nitti”
https://editorialescientifica.it/…/nitti-interprete…/
Anno: 2024
Pagine: XXII-218 – 15,20€
ISBN: 979-12-5976-889-6
Categoria: Diritto costituzionale Tag: Crosti M.

La prima ricostruzione complessiva del pensiero politico di Francesco Saverio Nitti attraverso un’analisi dei suoi nuclei concettuali distintivi.

La teoria democratica, il liberalismo, la concezione dello Stato, l’idea di politica, il totalitarismo, la visione dell’Europa e, più ampiamente, dell’Occidente, percorrendo gli ultimi decenni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Il tutto collocato in un più vasto orizzonte, in cui Nitti, uomo di governo e statista di levatura europea, protagonista di una stagione inedita e innovativa di riformismo amministrativo, si rivela capace, per esperienza diretta della storia del proprio tempo e per riflessione critica sulla medesima esperienza, in quanto dotato di una coerente e strutturata elaborazione teorica, di tracciare e di anticipare le linee di sviluppo del secolo scorso.

• Avverte, negli anni Venti, che il trattamento riservato alla Germania dopo Versailles avrebbe portato a una guerra ancora più sanguinosa della Grande Guerra.

• Scrive a Mussolini, nel ’39, di non entrare in guerra perché la Germania sarebbe stata travolta.

• Intuisce, agli inizi della Guerra Fredda, che, una volta sconfitta l’Unione Sovietica, ciò avrebbe avuto ripercussioni negative per lo stesso mondo occidentale.

Riflettendo sul futuro dell’Italia, dopo averne indagato a lungo le questioni cruciali, a partire da quella meridionale, e aver tentato, da Presidente del Consiglio dei ministri, nel 1919, di introdurre il voto alle donne, mette in guardia, con meditata preveggenza, sui rischi del regionalismo, ritenendo che, una volta attuato, avrebbe fatto riemergere con forza i particolarismi, generato conflittualità fra le istituzioni, mettendo così a rischio il tessuto unitario del Paese.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Massimo Crosti ha insegnato Filosofia politica all’Università Salesiana e anche all’Università Gregoriana, a Roma. Sempre all’Università Salesiana, ha insegnato Storia della filosofia medievale e Filosofia morale.

Ha scritto saggi su riviste scientifiche e svolto attività pubblicistica su temi culturali. Nell’ambito dei suoi lavori, rivolti al populismo, al comunitarismo, al pensiero democratico italiano, ha dedicato contributi a Philip Selznick, Alasdair MacIntyre, Paul Taggart, Roberto Ruffilli.Fra le sue pubblicazioni: con Vittorio Foa, Il ritorno dell’individuo. Cosa cambia nel lavoro e nella politica (Edizioni Lavoro, Roma 2000); Domenico Fisichella.

Il primato della politica (Città Aperta, Troina 2005); Religione o politica? Conservazione e democrazia in Lamennais (Marco Editore, Lungro di Cosenza 2010). Fra le sue curatele: con Mauro Mantovani, Per una finanza responsabile e solidale. Problemi e prospettive (Las, Roma 2013).

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Maratea Capitale 2026 si presenta a Roma con Rocco Papaleo

Maratea Capitale 2026 si presenta a Roma con Rocco Papaleo

19/02/2024

“Maratea: destinazione 2026” in Ara Pacis con Rocco Papaleo e la comunità lucana da tutta Italia e dal mondo. Lunedì 19 febbraio alle 17:30 fa tappa a Roma il tour di presentazione della candidatura della Perla del Tirreno a Capitale Italiana della Cultura 2026

Sarà Rocco Papaleo, con la sua multiforme sensibilità artistica di attore, regista ,sceneggiatore, musicista a portare tutto lo spirito e la ricchezza  della proposta di Maratea in questa tappa romana.

La cittadina lucana è tra le dieci finaliste nella corsa per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2026 che attendono il responso del ministero entro il 29 marzo.

Capitale della Cultura, ovvero luogo che accoglie tutta la cultura che l’Italia esprime, da Nord a Sud, da quella più popolare dei territori, a quella di respiro internazionale. Un progetto attorno al quale si riunisce tutta la grande comunità dei lucani d’Italia e nel mondo.

All’ Ara Pacis, luogo simbolo di una civiltà che seppe diffondersi nel mondo, si parlerà di un’idea di Capitale della Cultura che può contare, oltre che su 500.000 lucani residenti, sul milione di lucani nel mondo, ambasciatori orgogliosi di bellezze e valori

La tappa romana sarà dedicata alle radici, alle alleanze e alle comunità, come motori della crescita culturale, anche attraverso quel potente sistema di comunicazione e di condivisione che è il turismo, senza tralasciare la forza trasformativa che possono avere i media nel racconto delle Capitali Italiane della Cultura.

Parteciperanno all’incontro di lunedì 19 febbraio istituzioni lucane e romane come Alessandro Onorato, Assessore al Turismo, Grandi Eventi e Sport del Comune di Roma, Vito Bardi, Presidente della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, Assessore Ambiente ed Energia della Regione, Carmine Cicala, Presidente del Consiglio Regionale della Regione Basilicata e Presidente della Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo, Daniele Stoppelli, Sindaco del Comune di Maratea, Valentina Trotta, Assessore Turismo del Comune di Maratea e Antonio Rubino, Sindaco del Comune di Moliterno.

Il focus su Maratea 2026: capitale delle alleanze sarà affidato ad Antonio Nicoletti, Direttore APT della Regione della Basilicata, Paolo Monea, Progetto “Turismo delle Radici” presso la Direzione Generale Italiani all’Estero del MAECI – Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Patrizia Nitti, Fondazione Nitti, Nicola Cavallo, Prorettore Università degli Studi della Basilicata, Guido Barlozzetti, giornalista RAI, Sandro Polci, ricercatore e scrittore, Piero Pagnotta, Docente universitario all’università Sapienza, Luciano Bonfiglio, Presidente Federazione Italiana Canoa Kayak.

Parleranno di Maratea 2026: capitale delle comunità: Adriana Medina, Rappresentante Emigranti Lucani in Colombia, Tommaso Ruggieri, Vice Presidente Federazione associazioni lucani in Italia, Eleonora Locuratolo, Presidente Associazione Lucani a Roma, Antonella Caramia, Presidente dell’Associazione Cinema Mediterraneo, Oreste Buonomo, Ordinario di Chirurgia Unibas e Francesco Marotta, Presidente Energy Earth Awards Association.

La chiusura sarà affidata a Rocco Papaleo. artista totale e profondo che ha contribuito con i suoi film a far conoscere la Basilicata e che ne sarà narratore.

Moderano:

Giulia D’Argenio, Fondazione Nitti e coordinatrice della cabina di regia Maratea 2026

Emanuela Vita, coordinatrice degli eventi Maratea: destinazione 2026

Il tour Maratea: destinazione 2026 voluto dal Comune di Maratea e dall’APT Basilicata, è partito sabato 27 gennaio a Maratea. Dopo aver toccato Milano lunedì 5 febbraio, giunge a Roma il 19 febbraio per concludersi a Potenza, giovedì 29 febbraio.

Maratea destinazione 2026 a Roma con Rocco Papaleo e la comunità lucana da tutta Italia e dal mondo

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Maratea 2026 finalista per la Capitale Italiana della Cultura

Maratea 2026 finalista per la Capitale Italiana della Cultura

13/12/2023

Capitale Italiana della Cultura. Maratea 2026 nella lista delle finaliste

Maratea in viaggio verso il futuro. Il dossier di candidatura al titolo di Capitale italiana della Cultura per l’anno 2026 supera la fase di selezione da parte della commissione esaminatrice e proietta la città verso le audizioni in programma, presso il Ministero della Cultura, il 4 e 5 marzo 2024.

Lo annuncia questa mattina il Ministero della Cultura dando conto dell’esito della selezione svolta dalla Giuria ministeriale presieduta da Davide Maria Desario.

Un primo importante traguardo che certifica la qualità del lavoro svolto nei mesi che hanno preceduto e preparato la presentazione del dossier di canditura. Un percorso, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, fatto con le persone e per le persone, provando a immaginare gli assi strategici per lo sviluppo della città di domani.

Una porta sul Mediterraneo che apre lo sguardo all’intera Basilicata interna, pronta ad accogliere conferimenti artistico-culturali da tutta Italia, per costruire una Capitale diffusa, partecipata, che metta la propria esperienza e il proprio patrimonio a disposizione di tutte le comunità a essa più prossime e non solo.

Una rete istituzionale, accademico-intellettuale e culturale, oltre che associativa, che ha consentito la costruzione di un progetto ritenuto tra i 10 più validi di quelli candidati al titolo.

«Questo primo importante traguardo certifica la bontà dell’intuizione avuta. Maratea ha un importante patrimonio materiale e simbolico da mettere a disposizione della Basilicata, del Mezzogiorno e dell’Italia intera». Così il Sindaco di Maratea, Daniele Stoppelli.

«Maratea – gli fa eco l’Assessore con deleghe al turismo e all’istruzione, Valentina Trotta – deve avere il coraggio di guardare al futuro, di rinnovare la concezione di sé per dare prospettive nuove alle giovani generazioni. Scommettere sulla cultura come strumento di crescita, di sviluppo, innovazione sociale e rigenerazione urbana è fondamentale per raggiungere simili traguardi».

Il presidente del comitato per la candidatura e presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”, Stefano Rolando, ha dichiarato: “In finale va un’Italia bella, plurale, con radici e speranze. Virtualmente è come se tutte le città selezionate avessero un posto in questa rappresentazione. Ma cercheremo di mettere l’accento sul significato per l’Italia di un 2026 dominato dalle Olimpiadi e quindi Nord-Montagna, per sostenere gli argomenti dell’equilibrio di temi con il nostro programma Sud-Mare”.

“Siamo felici per Maratea, che approda alla fase finale – ha sottolineato il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. Ringrazio la fondazione Nitti, il comune e tutti coloro che hanno raggiunto un grande risultato. Un plauso anche a Bernalda e alla Magna Grecia, per la cui area la Regione Basilicata ha comunque in programma notevoli investimenti, anche dal punto di vista culturale. Questa giunta regionale darà il massimo sostegno alla candidatura di Maratea, sicuri che la perla del Tirreno abbia tutte le caratteristiche per vincere una sfida appassionante”

«Sono stati mesi di intenso lavoro nel corso dei quali ci siamo impegnati a costruire un equilibrio efficace tra le istanze raccolte dalla città e dal territorio e la necessità di costruire un’idea e un programma culturale all’altezza della sfida». Giulia D’Argenio, che ha coordinato la cabina di regia della candidatura sotto la guida scientifica di Stefano Rolando, ricorda

«l’imprescindibile impegno dell’intero gruppo di coordinamento composto da Stefano Murciano, direttore del comitato di programma, Edoardo Fabbri Nitti, direttore amministrativo della Fondazione Francesco Saverio Nitti, Chiara Rizzi, docente Unibas, e l’architetto e progettista Paolo Vegliante che hanno preparato il terreno della candidatura, concretizzatasi poi nel dossier finale realizzato sotto la supervisione strategica dell’agenzia Profili che ha anche coordinato le attività di comunicazione curate dall’agenzia Studio 35».

In questa scommessa fondamentale è stato l’apporto dell’Università degli Studi della Basilicata e di tutti i territori che hanno voluto sostenere Maratea, a cominciare dalla Provincia di Potenza, soggetto promotore dell’iniziativa insieme alla Fondazione Francesco Saverio Nitti, la città di Melfi, che coniuga oggi cultura e turismo con un nuovo ciclo del suo sviluppo industriale, il GAL “La cittadella del Sapere”, che con la sua rete di 27 Comuni è impegnato nella realizzazione di strategie di sviluppo locale sostenibile,

e soprattutto il Comune di Moliterno la quale con il suo protagonismo all’interno del dossier, grazie al lavoro del Sindaco Antonio Rubino e della Fondazione Eni Enrico Mattei, ha rafforzato le fondamenta di una strategia progettuale fortemente orientata a una visione inedita di territorio, per la costruzione di un’area vasta fondata su una infrastruttura culturale diffusa.

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Elezione Presidente Repubblica e Corte Costituzionale

Elezione Presidente Repubblica e Corte Costituzionale

30/01/2022

Fondazione “Francesco Saverio Nitti” nella giornata della elezione del Presidente della Repubblica e della parallela nomina del Presidente della Corte Costituzionale

29 gennaio 2022 – Fondazione “Francesco Saverio Nitti” partecipa – come tanti soggetti che si occupano con fervore al presente del nostro Paese ma con la memoria all’Italia migliore ed esemplare – ad una giornata molto particolare della vita pubblica italiana.

La giornata in cui Sergio Mattarella è eletto con alto numero di voti nuovamente Presidente della Repubblica e in cui Giuliano Amato è eletto all’unanimità dai giudici della Corte Costituzionale Presidente della Consulta.

Nel rispetto di diverse legittime ipotesi per il Quirinale circolate, appare che la scelta dei nostri parlamentari e dei rappresentanti del sistema delle Regioni abbia confermato che – a fronte di complesse crisi – le istituzioni richiedono ancora soluzioni adeguate alle emergenze.

Dall’altro lato, rispettando la logica anagrafica che tiene tuttavia conto di un alto sapere e di una grande esperienza, la Corte Costituzionale si affida a una personalità che sa interpretare anche la domanda di adeguamento nel rapporto tra  grandi regole e cambiamenti sociali.

Fondazione Nitti  esprime plauso e sincera deferenza per queste scelte che riguardano personalità che hanno, tra l’altro, dato autorevole attenzione – e nel caso del presidente Amato direttamente contribuito – all’intenso programma del centenario del governo Nitti (1919-1920) e dunque allo sforzo di analisi di un periodo della storia italiana in  cui si sommano grandi criticità ma anche grandi progetti di sostegno allo sviluppo democratico, sociale e civile dell’Europa, dell’Italia e del nostro Mezzogiorno. 

Fondazione “Francesco Saverio Nitti”

Didascalia foto: 28.10.2019 – Senato della Repubblica – Alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il Presidente del comitato delle celebrazioni del 100° del Governo Nitti Giuliano Amato, il Presidente dell’Archivio storico del Senato Gianni Marilotti e il Presidente della Fondazione Nitti Stefano Rolando, introducono i lavori del convegno istituzionale del Centenario.

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Fondazione Francesco Saverio Nitti

Vico San Pietro SNC, 85025 Melfi (PZ)

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