La Repubblica e le inesattezze storiche su Nitti
Fake News su Mussolini e Nitti: La Fondazione Nitti smentisce affermazioni storiche inesatte riportate sul quotidiano La Repubblica
Michela Ponzani, pur con un cv ricco di tante iniziative e collaborazioni, tra cui il conseguimento di un dottorato e una recente esperienza di “docente a contratto” all’Università di Tor Vergata, tende ad avere una certa sicurezza nelle sue esternazioni. Abitualmente ciò è un pregio. Ma a volte il dubbio che genera adeguati controlli ripara da rischi.
Così che proprio in un articolo di oggi, 16 gennaio 2025, sul quotidiano La Repubblica dedicato per giunta alle fake news di Mussolini, inquadra questo passaggio che ha provocato nel Comitato Scientifico della Fondazione Nitti – e in tutti gli organi sociali della Fondazione – la stringata replica di “pazzesco!”.
Questo il passaggio: “La psicosi del ‘pericolo rosso’ contagia tutti. Persino autorevoli esponenti della borghesia liberale come Giovanni Giolitti o Francesco Saverio Nitti pronti a sostenere gli squadristi, i “figli migliori della nazione”, che salvano il Paese dall’ordalia bolscevica”.
Magari Michela Ponzani possiede carte verificate che nemmeno le Fondazioni di riferimento di quelle personalità possiedono, per arrivare a mettere un virgolettato di quel genere in retorica di connessione con la figura di Francesco Saverio Nitti. Il quale, tra l’altro, non era lui stesso nemmeno al corrente di essere parte della “borghesia liberale”, in quanto proveniente da famiglia economicamente molto modesta del profondo sud che politicamente fu parte in tutto il suo percorso parlamentare e nel suo stesso mandato da Presidente del Consiglio dei Ministri del Partito Radicale.
Agli storici che hanno preso parte alle celebrazioni per il centenario del Governo Nitti (1919-1920) risulta invece che gli squadristi sfasciarono la casa di Nitti a Roma e lo minacciarono in Basilicata fino al punto da provocarne l’esilio (ben prima del delitto Matteotti), con tutta la sua famiglia. Esilio che durò fino al 1945 (negli ultimi due anni prigioniero dei nazisti). E risulta altresì che, mente alcuni esponenti liberali e popolari furono parte del primo governo Mussolini, Nitti si pronunciò contro quel governo fin dall’inizio.
Auspichiamo che il prossimo articolo che la dottoressa Ponzani vorrà riservare al tema delle fake news parta da quella vigilanza metodologica che la nostra miglior Accademia ha sempre rivolto anche a sé stessa: controllare sempre, controllare tutto.
Roma, 16.1.2025
Prof. Stefano Rolando
Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (Melfi-Roma)
Francobollo ad Italo Foschi: disappunto della famiglia Nitti
Mariano Dolci, decano dei nipoti diretti di Francesco Saverio Nitti, scrive alla nostra Fondazione per segnalare il severo disappunto della famiglia Nitti in ordine al provvedimento che ha conferito a Italo Foschi, squadrista e poi gerarca fascista, responsabile in più di venti anni di molteplici crimini, a cominciare dalla devastazione della casa romana del presidente Nitti nel novembre del 1923
Il decano dei nipoti diretti di Francesco Saverio Nitti, Mariano Dolci, quindi anche parte della famiglia Nitti che – attraverso l’associazione melfitana intitolata allo statista lucano, nato appunto a Melfi – ha creato insieme alle istituzioni territoriali la nostra Fondazione, ci ha scritto ieri la lettera che qui fa seguito.

L’argomento è in rete da alcuni giorni perché i maggiori quotidiani nazionali, ma anche la stampa veneta e Rai Veneto e nei territori che hanno più conosciuto le gesta criminose della figura implicata, oltre al maggiore periodico popolare cattolico italiano “Famiglia Cristiana”. L’Anpi nazionale con una lunga comunicazione ha poi comunicato che il provvedimento è stato assunto dal governo e che riguarda in forma esplicita il 140° anniversario (incredibile argomento!) della nascita del gerarca fascista in questione.
Tutti sollecitano l’immediato ritiro del provvedimento. In ogni caso, siccome il camuffamento delle “ragioni” del provvedimento riguarderebbe il centenario della costituzione della squadra di calcio Roma, noi stessi ci uniamo alle richieste in corso chiedendo in particolare ai tifosi e simpatizzanti della Roma di ottenere l’immediata separazione di questo anniversario dalla figura di chi era protempore presidente, in quanto gerarca fascista, del sodalizio, per tutte le ragioni che la lettera di Mariano Dolci ricorda.
Tra cui, all’origine, la responsabilità acclarata di avere progettato e guidato nel novembre del 1923 la distruzione dell’abitazione romana del presidente Nitti, all’origine dell’espatrio di tutta la famiglia per 22 anni. 22 anni in cui il gerarca in questione, tra l’altro prefetto di Belluno durante la Repubblica di Salò, ha continuato a fare le sue imprese.
Il prof. Alessandro Barbero, nella sua conferenza per il centenario del “delitto Matteotti”, ha ricordato pubblicamente, per nome e nomea, il Foschi, proprio come il gerarca fascista a Roma che solidarizzo’ e protesse Amerigo Dumini, il capo della squadra omicida di Giacomo Matteotti.
La Lettera
“Sono nipote di Francesco Saverio Nitti (ex-Presidente del Consiglio 1919-1921) e l’ho conosciuto bene essendo io stato accolto in casa sua dopo la morte di mia madre, Maria Luigia, sua figlia, fino al giorno della morte di Nitti avvenuta a Roma nel 1953 quando allora io avevo 16 anni. Come mia sorella Antonella, che si associa a questa nota, siamo entrambi soci dell’Anpi, io a Pisa, mia sorella presidente della nostra associazione a Stoccolma.
Da questa breve presentazione può essere intuita l’irritazione, lo scandalo e la dolorosa impressione che la notizia del “francobollo di Stato”, nel senso di attivato dai competenti organi del Governo, dedicato al capo squadrista Italo Foschi ha provocato in me e nei miei familiari.
Come è stato possibile?
Non riesco a trovare le parole per esprimere la mia indignazione, ma soprattutto il mio sconforto e la mia tristezza per la notizia di veder dedicato – con la irrilevante copertura del centenario della AS Roma (di cui Foschi fu il primo presidente) – un francobollo a quell’Italo Foschi in realtà capo della spedizione degli squadristi che fece numerose “bravate” tra cui la distruzione della nostra abitazione romana.
Mio nonno si salvò grazie a una scala di servizio che accedeva al terrazzo, ma poi dovette traferirsi con la famiglia in esilio per venti anni. Esistono foto delle distruzioni di quella casa.
Le biografie ci dicono anche che Foschi finì il suo percorso “militante” nella Repubblica di Salò al servizio dei nazisti e, come hanno scritto in questi giorni soprattutto sulla stampa veneta, di atroci persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei italiani.
Mio nonno è deceduto da tempo e non può dunque assistere a questo nostro tempo di omologazione del fascismo ovvero – ed è quasi peggio – di indifferenza per il “passato regime”.
Non apro qui la discussione su ciò che ottanta anni di ricerca storica hanno fatto ampiamente emergere. La domanda viva, mia e di molti, resta quella sul perché possono accadere senza adeguati controlli e dunque senza trasparenza delle argomentazioni fatti di omologazione di questo genere nell’ambito delle nostre istituzioni.
Scrivo dunque questa lettera per dovere di testimonianza.
Scrivo all’ANPI, associazione a cui appartengo e scrivo parimenti alla Fondazione “Francesco Saverio Nitti” attivata dalla famiglia Nitti e dalle istituzioni perché sia possibile richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali, dal Presidente della Repubblica che ci ha fatto l’onore (come familiari di Nitti) di riceverci in occasione dell’avvio delle celebrazioni del centenario del Governo Nitti, alla Presidente del Consiglio dei Ministri che certo ha gli strumenti di accertamento e di revoca del provvedimento.
Sono immobilizzato per un problema alle vertebre e conto quindi solo sul mezzo “postale” per rendere qui la mia testimonianza. Nel caso, senza metterci il francobollo.”
Mariano Dolci
Presentazione libro “Nitti interprete del 900” alla Treccani
Presentazione del saggio del prof. Massimo Crosti “Nitti interprete del 900– Analisi del pensiero politico” alla Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana
Melfi-Roma, 30 maggio 2024 – Fondazione “Francesco Saverio Nitti” è lieta di annunciare la pubblicazione da parte di Editoriale Scientifica di Napoli del saggio del prof. Massimo Crosti “Nitti interprete del Novecento – Analisi del pensiero politico”, con prefazione di Franco Barbagallo e nota editoriale di Stefano Rolando.
La prima presentazione avrà luogo alla Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana (Piazza della Enciclopedia italiana 4, Roma) giovedì 6 giugno 2024, alle ore 17.30.
Con l‘autore, interverranno Giuliano Amato, Francesco Barbagallo, Simona Colarizi e Stefano Rolando
(RSVP salaigea@treccani.it).
L’articolazione del saggio:
• Prefazione, nota editoriale e Introduzione
• Fra ricerca e politica
• Una nazione in cammino
• La grande crisi europea
• La teoria democratica
• Il secondo dopoguerra
• Conclusioni e Indice dei nomi

LA SCHEDA DEL LIBRO
Massimo Crosti
Nitti interprete del Novecento
Analisi del pensiero politico
Prefazione di Francesco Barbagallo
Nota editoriale di Stefano Rolando
Editoriale Scientifica – aprile 2024
Il testo è patrocinato da “Fondazione Francesco Saverio Nitti”
https://editorialescientifica.it/…/nitti-interprete…/
Anno: 2024
Pagine: XXII-218 – 15,20€
ISBN: 979-12-5976-889-6
Categoria: Diritto costituzionale Tag: Crosti M.
La prima ricostruzione complessiva del pensiero politico di Francesco Saverio Nitti attraverso un’analisi dei suoi nuclei concettuali distintivi.
La teoria democratica, il liberalismo, la concezione dello Stato, l’idea di politica, il totalitarismo, la visione dell’Europa e, più ampiamente, dell’Occidente, percorrendo gli ultimi decenni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
Il tutto collocato in un più vasto orizzonte, in cui Nitti, uomo di governo e statista di levatura europea, protagonista di una stagione inedita e innovativa di riformismo amministrativo, si rivela capace, per esperienza diretta della storia del proprio tempo e per riflessione critica sulla medesima esperienza, in quanto dotato di una coerente e strutturata elaborazione teorica, di tracciare e di anticipare le linee di sviluppo del secolo scorso.
• Avverte, negli anni Venti, che il trattamento riservato alla Germania dopo Versailles avrebbe portato a una guerra ancora più sanguinosa della Grande Guerra.
• Scrive a Mussolini, nel ’39, di non entrare in guerra perché la Germania sarebbe stata travolta.
• Intuisce, agli inizi della Guerra Fredda, che, una volta sconfitta l’Unione Sovietica, ciò avrebbe avuto ripercussioni negative per lo stesso mondo occidentale.
Riflettendo sul futuro dell’Italia, dopo averne indagato a lungo le questioni cruciali, a partire da quella meridionale, e aver tentato, da Presidente del Consiglio dei ministri, nel 1919, di introdurre il voto alle donne, mette in guardia, con meditata preveggenza, sui rischi del regionalismo, ritenendo che, una volta attuato, avrebbe fatto riemergere con forza i particolarismi, generato conflittualità fra le istituzioni, mettendo così a rischio il tessuto unitario del Paese.
BIOGRAFIA DELL’AUTORE
Massimo Crosti ha insegnato Filosofia politica all’Università Salesiana e anche all’Università Gregoriana, a Roma. Sempre all’Università Salesiana, ha insegnato Storia della filosofia medievale e Filosofia morale.
Ha scritto saggi su riviste scientifiche e svolto attività pubblicistica su temi culturali. Nell’ambito dei suoi lavori, rivolti al populismo, al comunitarismo, al pensiero democratico italiano, ha dedicato contributi a Philip Selznick, Alasdair MacIntyre, Paul Taggart, Roberto Ruffilli.Fra le sue pubblicazioni: con Vittorio Foa, Il ritorno dell’individuo. Cosa cambia nel lavoro e nella politica (Edizioni Lavoro, Roma 2000); Domenico Fisichella.
Il primato della politica (Città Aperta, Troina 2005); Religione o politica? Conservazione e democrazia in Lamennais (Marco Editore, Lungro di Cosenza 2010). Fra le sue curatele: con Mauro Mantovani, Per una finanza responsabile e solidale. Problemi e prospettive (Las, Roma 2013).